Yahoo Italia: parlano i surfer originali - Maurizio Scalari

Maurizio ScalariSeconda intervista ai surfer originali di Yahoo (la prima a Nica Ventricelli è stata pubblicata qualche settimana fa), quelli che, per intenderci, hanno collaborato attivamente alla nascita di Internet qui in Italia e che, purtroppo, hanno anche visto la chiusura della sede italiana del colosso di Sunnyvale nonché la sua vendita a Verizon.

I surfer erano davvero un mito a Yahoo, occupandosi della selezione e della catalogazione dei siti nella directory del portale. Erano il "cuore editoriale", coloro che mettevano l'utente al centro di tutto e che lavoravano per fargli trovare quello che stava cercando. Prima di Google, infatti, era Yahoo il modo più semplice per esplorare il web e trovare quello che si stava cercando.

Questa è la volta di Maurizio Scalari, entrato in Yahoo Italia all'inizio del millennio, quando era ancora un laureando in scienze politiche: quindici anni di proficuo lavoro online…

Chi è Maurizio Scalari e cosa fa attualmente?

Sono un quarantenne con due grandi passioni, il web e lo sport, che per 15 anni ho avuto la fortuna di poter unire nel mio lavoro. Ora sono alla ricerca di nuove opportunità con ancora più passione di prima.

Yahoo! Italia è nata nel 1998. Tu in che anno sei entrato?

Sono entrato nel settembre del 2001 come stagista, mentre stavo scrivendo la mia tesi di laurea in scienze politiche.

E in che anno sei uscito?

Nel 2016 con la chiusura dell’ufficio di Milano.

Qual è il primo ricordo legato al tuo ingresso in Yahoo! Italia?

Ricordo bene il giorno del mio primo colloquio, in cui ho conosciuto gran parte del team con cui poi avrei dovuto lavorare. Ho capito subito che si trattava di un ambiente di lavoro speciale e non mi sono sbagliato. Sin dall’inizio sono stato accolto non come un semplice stagista ma come un vero membro del team, con le proprie responsabilità e la possibilità di far vedere quello che sapevo fare. Nel primo anno ho recensito circa 10.000 siti, soprattutto quelli di sport e di politica e tantissime piccole e medie aziende. Di notte mi sognavo Hotlist il tool che usavamo per la classificazione...

Mi racconti qual è stata l’evoluzione di Yahoo Italia negli anni?

L’azienda negli anni è cambiata tanto, sia in Italia che più in generale, e si è un po’ perso lo spirito libero degli inizi, quando il web non era così strutturato come oggi e il successo o l’insuccesso di un prodotto erano molto più legati alle intuizioni e alla passione delle persone che ci lavoravano. Nei primi anni si scherzava tanto, ma quando poi si trattava di lavorare tutti hanno sempre dato il massimo, sacrificando tante sere e tanti week-end.

In seguito questo spirito da startup si è un po’ perso, ma l’ambiente è sempre rimasto speciale...

E invece la tua carriera professionale negli anni che hai lavorato lì?

Dal team dei surfer la mia carriera si è spostata nel team di prodotto dove come ultimo ruolo sono stato il product manager responsabile di Sport e Finanza per tutti i mercati internazionali.

Secondo te che differenza c’è tra il Web degli anni ’90 e quello del 2016?

Due grosse differenze: il social e il mobile. Negli anni ‘90 se pensiamo ai siti di informazioni il web non era che una trasposizione parziale di quello che veniva stampato, con le notizie selezionate e ordinate dai giornalisti con pochissimi spazi per i lettori. Oggi ognuno di noi è il direttore del proprio quotidiano personale e tramite i social sceglie le notizie che gli interessano e le condivide con gli amici. Si ha una grande libertà ma vedo anche tanti pericoli relativi alla scelta delle fonti e alla capacità di farsi un’opinione corretta.

La seconda grande rivoluzione è poi arrivata con gli smartphone che hanno portato il web nelle tasche di un pubblico molto più ampio, fino a diventare un elemento imprescindibile delle nostre vite.

Cosa pensi della recente chiusura della sede italiana?

Un grande dispiacere per quello che il team italiano stava facendo e quello che ancora avrebbe potuto fare. Essendo stato coinvolto direttamente preferisco non aggiungere altro.

E cosa pensi invece della recente vendita di Yahoo?

Si sono pagate le conseguenze di scelte sbagliate e dell’incapacità di anticipare e guidare le rivoluzioni dei social e del mobile, prima che emergessero altri concorrenti.

Sei rimasto in qualche modo legato a questo brand?

Sarò sempre grato a Yahoo per quello che mi ha dato in 15 anni e soprattutto ci sono legami con le persone che vanno ben oltre il lavoro e che non terminano con la fine di un’esperienza lavorativa.

Qualche aneddoto divertente o inedito legato a Yahoo che puoi raccontarci?

Guarda, di episodi divertenti ce ne sono talmente tanti che potrei farne un libro. Da quella volta in cui ho incontrato il mio idolo Antonio Cabrini e sono rimasto quasi muto, come il bambino che lo sognava nella Juve di Platini a tutti i personaggi famosi passati per l’ufficio. Ricordo Aldo e Giovanni (senza Giacomo) che si sfidano a ping pong, una partita a calcetto con Biggio e Mandelli e una partita dei Mondiali del 2010 seguita insieme a Stefano Tacconi.

A tuo parere cosa ha dato Yahoo ad Internet?

Ha dato tantissimo anticipando i bisogni degli utenti, penso al Messenger, all’utilità dei Gruppi, a un piccolo servizio come Valigetta (l’antenato di Dropbox), ai primi anni di Answers e a tanti altri. Per quello che riguarda i media Yahoo è stato per anni uno dei pochi “editori” veramente indipendenti, senza influenze politiche.

E cosa ha dato invece Maurizio ad Internet?

Tanto lavoro e tanta passione. Nel web tutto scorre a grande velocità e lascia poche tracce, ma spero che chi ha usato i miei prodotti almeno una volta sia stato soddisfatto.

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