Sì, ma…cosa fa un regista?

Fabrizio Maddalena sul set di un filmQualche giorno fa, parlando con un'amica attrice, stavo un po' facendo il punto su cosa è e cosa non è un regista cinematografico. Le dicevo che, a mio parere, al giorno d'oggi si è un po' perso il vero significato del ruolo, relegandolo ad un compito prevalentemente tecnico.

Il fulcro del discorso era: al giorno d'oggi i registi sono più preoccupati dell'obiettivo utilizzare piuttosto che della recitazione dell'attore, più della camera da avere sul set piuttosto che di quello che un'inquadratura deve esprimere, ecc. La conoscenza del montaggio, poi, si limita all'utilizzo del programma più in voga, piuttosto che alla conoscenza della teoria e quindi di quanto lo stesso incida sull'espressività.

Personalmente vedo il regista come un direttore d'orchestra, il coordinatore di diversi professionisti che rendono possibile la realizzazione del film. Egli deve conoscere (ovviamente!) un po' di tecnica, ma dovrebbe lasciare i dettagli ai professionisti che lo circondano, col quale deve avere un'intesa profonda. Il buon regista deve sapere cosa girare, il come, a livello tecnico, è compito di altri. Deve sapere come far recitare quella parte all'attore, fargli capire quale deve essere lo stato del personaggio in quel momento ma lasciare a lui la tecnica espressiva.

Per fare alcuni esempi pratici, difficilmente mi trovo a dire al direttore della fotografia "Giriamo con un 50mm della Zeiss", piuttosto gli comunico che voglio un primo piano, soggetto centrale, con sfondo sfocato e fotografia morbida, poi sarà lui a decidere l'attrezzatura più giusta. Quasi mai dico ad un attore: "Devi usare una voce di diaframma, non di petto", ma piuttosto discuterò con lui del tipo di intonazione o di come dire una frase. Insomma, conoscere il lato tecnico aiuta molto, a volte è indispensabile per parlare con i professionisti che affollano il set, ma non deve essere la preoccupazione principale del regista. Per questo ci sono i vari artisti che lo circondano, che hanno l'esperienza e la conoscenza specifica. Semmai al regista viene demandato il compito di scegliere i professionisti in base ai loro lavori precedenti (e, per quanto mi riguarda, anche in base alla loro piacevolezza sul set).

In generale, penso che il buon regista debba avere due tipi di competenze:

Tecniche, cioè conoscere a fondo l'utilizzo del mezzo. Più che la strumentazione, come questa possa agire in modo da creare la condizione giusta per ottenere quello di cui il film ha bisogno. Questo significa, per esempio, sapere che tipo di inquadrature girare in funzione del montaggio.
Relazionali, in quanto "direttore d'orchestra", il regista deve essere empatico e capire le esigenze dei propri collaboratori, lasciandogli esprimere la loro arte all'interno della strada da lui tracciata. Ciò significa essere anche particolarmente comunicativi, in modo da permettere a tutti di capire l'obiettivo finale.

Il compianto Filippo Maggi, che fu preside della Civica Scuola di Cinema di Milano negli anni 80, una volta mi disse: "Chi si iscrive ai corsi vuole fare sempre il regista e mai il tecnico o lo sceneggiatore. Quando però gli chiedo 'Ok, tu sei il regista di un film. Arrivi sul set: qual è la prima cosa che fai?' il novanta per cento non sa rispondere. Significa che solo il dieci per cento conosce davvero il ruolo e il mestiere del regista cinematografico".

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